Università Cattolica del Sacro Cuore

Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali

L'obiettivo generale del presente Piano e quello di valorizzare la gestione degli scarti delle aziende ortofrutticole attraverso la loro digestione ad opera di larve, convertendoli in biomassa ricca in lipidi e proteine. Dalle larve adulte sarà quindi possibile estrarre grassi particolarmente adatti per la produzione di biodiesel e pannelli proteici utilizzabili a fini energetici in impianti a biogas. Inoltre la pirolisi del substrato alimentare non digerito dalle larve e dei resti delle stesse potrà essere utilizzato a fini energetici per ottenere energia termica ed elettrica. Dalla pirolisi si otterrà biochar utilizzabile come ammendante del suolo.

L'obiettivo generale del presente Piano è proporre una strategia ottimale di gestione dei reflui suini, economicamente vantaggiosa per gli allevatori del territorio emiliano-romagnolo. Le finalità del progetto sono le seguenti: ridurre le pressioni ambientali in termini di emissioni di gas a effetto serra e di ammoniaca e valorizzare l'utilizzo dei reflui in agricoltura. I reflui suini vengono digeriti ad opera di larve al fine di ottenere biomassa e ridurre le emissioni di ammoniaca. Successivamente gli scarti sono sottoposti a pirolisi dalla quale si ricava biochar utilizzabile come ammendante.

Il progetto permetterà di sviluppare strategie per una produzione risicola di alta qualità, dedicata principalmente al baby food. Indicazioni sulle tecniche colturali verranno rilasciate per prevenire e ridurre l'accumulo di contaminanti nella granella.

SP.IN.AGRI 3.0 aims at developing new approaches to assess the economic performances of farms decisions and new marketing strategies. More specifically, the project is targeted to increase the awareness of Lombardy farmers towards economic and environmental sustainability by developing and disseminating new approaches for an economic and environmental assessment of farmers decisions. The agri-food sectors involved in the project are: pigs, dairy, wine and vegetables products. 

The UCSC team is coordinated by prof. Gabriele Canali

Il marciume secco è un problema emergente nella coltivazione dell’aglio. Si manifesta in post-raccolta, ma è causato dal fungo Fusarium proliferatum che si trova nell’aglio già in campo. Questo progetto si è reso necessario per impedire la scomparsa della coltivazione dell’aglio “bianco piacentino” dal panorama agrario e per evitare la perdita di una importante produzione tipica. Obiettivo finale del progetto, con responsabile scientifico Prof. Paola Battilani, è quello di individuare i punti critici e predisporre specifiche “linee guida” per la coltivazione, la conservazione e la lavorazione dell’aglio al fine di prevenire il marciume secco, considerando le 2 possibili destinazioni del prodotto, seme e consumo.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-linee-guida-per-il-contrasto-della-fusariosi-dell-aglio-bianco-piacentino

L'Università Cattolica del Sacro Cuore partecipa come partner al Gruppo Operativo PRO-VITERRE che riconosce il fondamentale ruolo del vitivinicoltore nel preservare, presidiare e valorizzare il territorio e le sue produzioni tipiche. “Fare rete” nel segno della protezione dei suoli e del mantenimento delle produzioni di qualità nella collina vitivinicola emiliano-romagnola: questa la mission del Gruppo operativo (GO) PRO-VITERRE, nato grazie al sodalizio tra ricercatori esperti e dieci aziende vitivinicole piacentine e faentine. “Pro” nel titolo del progetto sta sia per “protezione”, che per “promozione”, cioè “a favore” di una viticoltura attenta a raggiungere livelli produttivi interessanti per l'economia aziendale ed ambientalmente sostenibili in quanto ottenuti tramite tecniche di gestione che favoriscono la preservazione dell'ambiente di coltivazione e pertanto la valorizzazione del paesaggio. Obiettivo primario del progetto triennale PRO-VITERRE è testare, individuare e condividere le tecniche agronomiche più idonee alla preservazione dei suoli dall'erosione idrica superficiale e al mantenimento e/o aumento della sostanza organica. L'intento di tutti i partner è concorrere a stilare le “linee guida delle buone pratiche agronomiche per la conservazione dei suoli dei principali ambienti vitivinicoli della collina emiliano-romagnola”.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-proviterre

Questo progetto, il cui responsabile scientifico è la Prof.ssa Paola Battilani, prevede la messa a punto di strategie di prevenzione e controllo del rischio di micotossine dalla fase di campo a quella di stoccaggio delle produzioni, compreso l'impiego energetico in caso di lotti non conformi alla legislazione vigente per usi alimentari. Il biocontrollo di Aspergillus flavus per la prevenzione delle contaminazioni da aflatossine, i modelli per la previsione del rischio di contaminazione, il naso elettronico come metodo rapido di individuazione delle partite contaminate e l'impatto dei sistemi irrigui sulla prevenzione degli stress sono i principali temi affrontati. Il progetto vede il coinvolgimento del DIPROVES e del DIANA, come UCSC, del Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV), del Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA), dell'azienda Sperimentale Stuard e dell'OP Grandi Colture.

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Il dipartimento DI.PRO.VE.S è partner e capofila di CABIOS, un Gruppo Operativo della Regione Emilia-Romagna (responsabile scientifico prof. Stefano Amaducci) che propone di implementare un sistema innovativo di gestione dell'agroecosistema basato sull'integrazione di tecniche di agricoltura conservativa (non lavorazione, colture di copertura e rotazioni colturali) in combinazione con la distribuzione puntuale e localizzata del digestato, un sistema di irrigazione sotterraneo e la realizzazione di fasce tampone bioenergetiche.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-cabios

Il principale obiettivo del progetto è promuovere un'agricoltura sostenibile, che mantenga elevati standard produttivi quanti-qualitativi e nel contempo tuteli le risorse naturali sulle quali si fonda la produzione di alimenti, e in particolar modo il suolo. Il percorso scelto per il raggiungimento di tale obiettivo ha previsto l'adozione di pratiche colturali conservative (ritorno alle rotazioni, riduzione delle lavorazioni, gestione ottimale del residuo colturale e impiego delle cover crops), abbinate a tecniche di agricoltura di precisione (creazione di mappe di produzione) che portino ad un utilizzo più efficiente degli input produttivi. Nello specifico, l'obiettivo di questo progetto è di valutare se l'adozione combinata di pratiche come l'agricoltura conservativa e di precisione, coniugando i benefici dell'una e dell'altra, permetta di raggiungere ulteriori vantaggi agroambientali, testando nel contempo l'adottabilità delle tecniche innovative e di macchinari agricoli specificatamente pensati per l'agricoltura conservativa

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Il progetto MIrAgE si inserisce nella tematica del risparmio idrico in agricoltura, e più in generale nella revisione degli agrosistemi verso una maggiore sostenibilità agronomica, economica ed ambientale. Il progetto si pone l'obiettivo di valutare l'efficienza dei sistemi d'irrigazione innovativi e più efficienti basati sulla micro-irrigazione superficiale (ali gocciolanti superficiali) o sotterranea (Sub Surface Drip Irrigation - SDI) in confronto ai sistemi tradizionali, e la loro applicabilità sui suoli dell'Emilia-Romagna.  Nei sistemi posti a confronto verranno valutate: rese produttive e qualità della granella, efficienza dell'uso di acqua (WUE) e dei fertilizzanti (NUE), riduzione delle perdite di nutrienti (lisciviazione nitrati in falda). I vantaggi derivanti dall'adozione di tecniche irrigue innovative si identificheranno inoltre in semplificazione della gestione aziendale, riduzione dei costi, minore richiesta di energia e minori emissioni di gas serra.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-mirage

Il progetto si pone l'obiettivo principale di valutare l'adattabilità colturale negli agrosistemi emiliani della quinoa, una pianta erbacea annuale, caratterizzata da basse esigenze idriche e buona rusticità. La coltivazione della quinoa, inserita adeguatamente in un piano di rotazione pluriennale, permetterebbe di ridurre i principali problemi derivanti dall'eccessiva semplificazione delle rotazioni (riduzione della fertilità dei terreni, sviluppo di malerbe, problemi fitosanitari). I semi ricchi in amido e in proteine, caratterizzati da un limitato o nullo tenore in glutine e da un basso indice glicemico, possono essere impiegati per la produzione di farine gluten-free. Verrà quindi valutata l'adattabilità colturale di diversi genotipi di quinoa, analizzandone il potenziale produttivo e qualitativo e la tecnica colturale più adeguata (densità di semina, sesto d'impianto, concimazione, difesa). Verranno inoltre determinati i principali parametri chimici, nutrizionali e funzionali dei genotipi considerati, al fine di sviluppare farine per prodotti gluten-free e a basso indice glicemico.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-quinovation

Il progetto PROTEUS prevede lo sviluppo di nuovi processi fermentativi, enzimatici ed idro-termici da mettere in filiera con l'obiettivo di rendere disponibili e stabilizzare le caratteristiche nutrizionali della materia prima sorgo e fornire all'industria dei prodotti da forno nuovi ingredienti per lo sviluppo di prodotti competitivi sui mercati. I nuovi ingredienti sotto il profilo nutrizionale saranno caratterizzati da modulazione dell'accessibilità dell'amido, miglioramento della digeribilità della frazione proteica, rimozione di possibili fattori antinutrizionali, modulazione del contenuto in fibra e saranno utilizzabili per la formulazione di prodotti gluten-free.

L'attività di sperimentazione verrà effettuata dal personale del CREA-AA sede di Bari, del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (DiSSPA) dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro e del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile (DiSTAS) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza che si occuperà della valutazione della presenza di alcuni composti organici nel terreno quali: PCB, idrocarburi pesanti (C12-C40); fenoli clorurati e non clorurati e della Valutazione delle concentrazioni dei metalli pesanti presenti nei biosolfati e nel suolo prima e dopo le prove.

L’incremento dell’efficienza dei piani di selezione delle razze autoctone italiane è fondamentale per la conservazione della biodiversità ovina ed evitare che i tipi genetici autoctoni siano progressivamente sostituiti da razze straniere o cosmopolite. BIODIVSEL si propone di identificare e trasferire in campo una serie di polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) per la selezione di arieti di elevato valore genetico, relativamente alla qualità tecnologica e nutrizionale del latte e alla resistenza a patologie di importanza economica. Nello specifico sono oggetto del progetto la resistenza alla paratubercolosi, la resistenza ai nematodi gastrointestinali, il tenore in grasso e proteine del latte, e il tenore in Acido Linoleico Coniugato (CLA).

ll progetto intende sviluppare una piattaforma di raccolta e gestione dati territoriali e aziendali, per fornire all'utente (tecnico o agricoltore) informazioni di supporto al processo decisionale e promuovere tecniche di coltivazione più sostenibili, quale la gestione-sito specifica (precision farming). Ai risultati del progetto e ai possibili ulteriori sviluppi di carattere industriale hanno dichiarato il proprio interesse un'impresa specializzata nell'installazione di reti di sensori wireless per il monitoraggio agro-ambientale, un'impresa applicata all'impiego di droni in agricoltura e due società informatiche di servizi avanzati per il territorio o l'impresa agricola. All'interno del progetto l'OR3, coordinata dal prof. Stefano Amaducci, ha come obiettivo la definizione e la messa a punto di tecniche di precision farming da impiegare su colture target della Provincia, quali mais e pomodoro da industria. L'output del progetto sarà un prototipo di sistema informativo, fruibile da tecnici e agricoltori, in grado di supportare scelte operative più sostenibili, in quanto monitorate sulle effettive esigenze del territorio o dell'azienda con approccio sito-specifico.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-more-farming#content

Il progetto ha visto il coinvolgimento di quattro laboratori della Rete Alta Tecnologia della RER (CIRI Agroalimentare-UNIBO, SITEIA.PARMA, BIOGEST-SITEIA UNIMORE, BioDNA UCSC) che hanno messo al servizio delle imprese alimentari (Eurocompany, Clai, Macè, Caseificio Mambelli, Christian Hansen) le loro collezioni microbiche, ovvero colture microbiche già caratterizzate a livello tassonomico e fisiologico, al fine di ottimizzarne le performance tecnologiche in rapporto alle matrici e ai settori produttivi di rilievo nel panorama regionale. Le richieste principali dell'industria riguardano in particolare i rischi legati alla presenza di microrganismi patogeni e degradativi, la riconoscibilità e l'unicità di produzioni tradizionali, la messa a punto di prodotti di nuova concezione per accedere a nuovi mercati e la richiesta di approcci innovativi che estendano la shelf-life. In particolare, la ricerca ha riguardato:

  1. l'ottenimento di un alimento fermentato industriale di nuova concezione per consumatori vegetariani/vegani;
  2. l'aumento dell'apprezzabilità del gusto e della resa di produzione di formaggi freschi a basso contenuto di sale, lattosio e di apporto calorico (minore quantità di grasso);
  3. l'ottimizzazione dell'impiego di starter autoctoni per la produzione di salami regionali per migliorarne le caratteristiche organolettiche, la riconoscibilità e la sicurezza, privilegiando anche gli aspetti salutistici (ridotto contenuto di sale);
  4. estensione della shelf life e della sicurezza di prodotti freschi (insalate di frutta di IV gamma e impasto di salsiccia) mediante uso batteri lattici con funzioni bioprotettive.

https://site.unibo.it/microemiro/it

Le contaminazioni microbiche, oltre ad aumentare il rischio di patologie a trasmissione alimentare, riducono la conservabilità dei prodotti, causando ingenti danni economici alle industrie alimentari sia in termini di prodotti alterati, sia in termini di immagine. Il tema della “shelf-life”, ovvero la stabilità e la durata dei prodotti costituisce una questione di rilievo per l'industria alimentare. L'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona in collaborazione con il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA) di Fiorenzuola d'Arda sono stati protagonisti di questo progetto per proporre un approccio nuovo al problema delle produzioni alimentari sostenibili e sicure. Una possibile fonte di nuovi agenti antimicrobici è rappresentata dallo straordinario repertorio di peptidi, piccole molecole proteiche costituite da 12-50 aminoacidi, sintetizzati dai vegetali in risposta agli attacchi dei microrganismi patogeni. Questa grande varietà di peptidi ed il loro meccanismo d'azione possono essere oggi indagati esplorando le informazioni (Genome Mining) che si sono accumulate negli ultimi anni nei database genomici in seguito al sequenziamento di sempre più numerosi genomi vegetali. Il lavoro di Genome Mining è stato condotto esclusivamente su sequenze genomiche di piante edibili (patata, pomodoro, kiwi, leguminose, cocco, cacao, frumento). In questo modo, i peptidi antimicrobici identificati possono considerarsi non rischiosi per la salute del consumatore, proprio perché derivanti da piante già utilizzate per l'alimentazione umana. Durante il corso del progetto sono state selezionate un totale di 5707 sequenze peptidiche con potenziale effetto antimicrobico; di queste, 18 peptidi sono stati scelti e sintetizzati, sulla base di determinate caratteristiche, per il loro potenziale antimicrobico e sono stati oggetto di saggi in vitro verso i principali batteri patogeni e alterativi e di saggi d'inibizione in modelli di alimento quali prodotti caseari, insaccati, prodotti pronti al consumo, modelli di sughi trattati termicamente e sughi freschi.

Il progetto MICROPLAST studierà la degradazione microbica del polietilene a bassa densità (LDPE), un materiale plastico ampiamente utilizzato nel packaging e largamente non degradabile. MICROPLAST utilizzerà un microorganismo già isolato (Pseudomonas UC7153) la cui capacità di degradare l'LDPE è già stata dimostrata, ed identificherà ed isolare i geni coinvolti nel processo di degradazione, che sono tuttora sconosciuti alla comunità scientifica. Tale scoperta sarà sfruttata per lo sviluppo di ceppi ingegnerizzati con maggiori capacità degradative, che saranno testati su polietilene commerciale. Sarà inoltre sviluppata una strategia di riciclo industriale del polietilene, dove il materiale sarà recuperato, degradato con il microorganismo ed i metaboliti riutilizzati nella sintesi di nuovi film plastici.

Determinazione delle forme chimiche organiche e inorganiche di Selenio su diverse matrici alimentari (vino, uva, mais e prodotti zootecnici) con HPLC-ICP-MS e successiva identificazione di nuove forme organiche di Se su estratti purificati.

Lo scopo di questo studio è differenziare il Chianti/Chianti Classico, vino rosso proveniente da vigneti della regione Toscana (Italia), da vini provenienti da un'altra regione dello stesso paese attraverso il contenuto di metalli (macro e micro elementi). La distribuzione dei diversi metalli e la loro concentrazione sono analizzati statisticamente per progettare il miglior modello che identifica le classi a cui ogni campione appartiene, inclusi campioni di Chianti / Chianti Classico.

Il progetto ha l'obiettivo di dimostrare l'efficacia e la sostenibilità economica di un approccio di biorisanamento di suoli inquinati da idrocarburi basato sull'uso di ceppi batterici e fungini ad alto potere degradante, anche valorizzando l'utilizzo di sotto-prodotti dell'industria agro-alimentare.

https://www.lifebiorest.com/

Il progetto è coordinato dal prof. Stefano Poni e mira a migliorare la gestione del suolo nel vigneto per ridurre l'erosione e il dilavamento ed aumentare la salute del suolo e la biodiversità. Obiettivo principale del progetto è lo sviluppo di uno strumento decisionale innovativo per effettuare una migliore gestione del suolo in grado di guidare gli agricoltori in:

  1. definizione dei problemi specifici relativi al suolo e all'ambiente;
  2. selezione delle migliori soluzioni di gestione del suolo;
  3. attuazioni delle stesse in vigneto;
  4. autovalutazione dei risultati dopo l'attuazione delle soluzioni.

Lo strumento decisionale verrà testato in vigneto mettendo in luce punti di forza e aspetti critici, valutandone i vantaggi attraverso la raccolta di dati, informazioni e feedback da parte degli agricoltori, ed infine dimostrare agli agricoltori tutti gli aspetti positivi in seguito al suo uso. Durante il progetto verranno anche valutati i:

  1. vincoli sociali, economici e ambientali dell'innovazione proposta
  2. i servizi dell'ecosistema suolo nell'area studio e loro miglioramenti garantiti dalle soluzioni proposte, utilizzando queste informazioni per progettare politiche innovative di conservazione del suolo basate su PES (Payment of Ecosystem Services).

Ultimo ma non meno importante obiettivo del progetto è quello di promuovere un nuovo approccio partecipativo e promozionale per il coinvolgimento delle parti interessate e un migliore trasferimento delle conoscenze. I soggetti interessati si suddividono in: “demo farmers” coinvolti nell'Obiettivo 3, “living labs” che includono “external testers” per fornire feedback sullo strumento decisionale, e il gruppo “exploitation” che include i più importanti attori della filiera del valore del vino per favorire il futuro sfruttamento dei risultati del progetto.

http://www.soil4wine.eu/

Il Progetto C3S è stato sviluppato grazie al supporto della Fondazione Invernizzi e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Gli obiettivi sono indicati dai quattro aggettivi presenti nel titolo: il progetto mira ad agire in vari contesti di Paesi in Via di Sviluppo (PVS) al fine di proporre una dieta nutrizionalmente corretta e variegata (cibo appropriato), di garantire cibo sufficiente per tutta la popolazione e tale da coprire tutti i fabbisogni alimentari, sicuro per gli aspetti igienico-sanitari e sostenibile dal punto di vista della sua produzione, nel rispetto dei principi economici, etico-sociali ed ambientali. Per raggiungere questi obiettivi, il progetto si inserisce nelle realtà locali, grazie alla creazione di Centri Pilota (CP) nelle diocesi di Kabinda (R. D. Congo) e Darenchigre (Meghalaya-India), interfacciati in modo permanente con la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali di Piacenza. Terminato il progetto originario, ora sono state avviate ulteriori collaborazioni in Etiopia, Mozambico e Uganda, allo scopo di estendere le attività che la nostra Facoltà intende proseguire per favorire i processi di sviluppo rurale a partire dalle realtà contadine locali (piccola azienda familiare).

https://istituti.unicatt.it/zootecnica-la-ricerca-produzione-di-cibo-appropriato-sufficiente-sicuro-sostenibile-c3s

Il progetto ha come obiettivo lo studio della sostenibilità dei sistemi alimentari in Africa sub-sahariana, concentrandosi sul Kenya e la Tanzania come casi studio. Le attività riguarderanno lo studio multidisciplinare dei sistemi alimentari, finalizzati allo sviluppo di appropriate politiche di sviluppo. Al progetto partecipano economisti, antropologi, agronomi, biologi e nutrizionisti. Le attività dell'Università Cattolica del Sacro Cuore in particolare riguarderanno la caratterizzazione microbiologica di alimenti e lo studio della fertilità dei suoli agrari, con particolare attenzione all'effetto di pratiche agronomiche di agricoltura conservativa ed alla coltivazione di specie vegetali locali.

MYCHIF è un progetto finanziato da EFSA (GP/EFSA/AFSCO/2016/01) e coordinato dalla prof.ssa Battilani con il coinvolgimento di altre 7 istituzioni europee. Sono note diverse micotossine, prodotte da una grande varietà di specie fungine che possono infettare molteplici prodotti agricoli destinati al consumo alimentare sia animale che umano. Come conseguenza, diverse micotossine, così come varie forme modificate delle stesse, possono contaminare alimenti e mangimi; diversi funghi possono essere co-presenti e di conseguenza anche differenti micotossine. Le singole micotossine sono studiate da tempo e regolamentate in quasi tutto il mondo, Europa compresa. E' emersa di recente la necessità di focalizzare l'attenzione sulla loro co-presenza in quanto di notevole impatto sugli effetti tossici.  Obiettivo di questo progetto è lo sviluppo di un modello olistico per la stima del rischio di tossicità per gli animali e per l'uomo in caso di co-presenza di diverse micotossine. L'approccio seguito percorre tutta la filiera per individuare il reale rischio di co-presenza delle diverse micotossine nelle matrici di origine vegetale e considera tutti gli aspetti tossicologici. La ricerca bibliografica accurata e l'articolata elaborazione dei dati raccolti consentirà di identificare le lacune nelle conoscenze e di suggerire i migliori protocolli per lo svolgimento degli studi tossicologici, in accordo con le priorità definite da EFSA.

https://dipartimenti.unicatt.it/diproves-progetti-di-ricerca-mychif

Il progetto si pone come obiettivo generale la creazione di un hub di ricerca e servizi per imprese del settore agro-alimentare al fine di supportarle nell’innovazione di prodotto e di processo, con particolare attenzione alla sicurezza alimentare, profilo nutrizionale, sostenibilità ambientale ed economica, formazione dei quadri dirigenti e del personale.

Siamo partner di Oltrepò (Bio)Diverso: la natura che accoglie, un programma di Fondazione CARIPLO che ha l'obiettivo di stimolare meccanismi di implementazione di reddito legate alla valorizzazione del patrimonio di biodiversità locale e favorire un più ampio ricorso al comunitarismo solidale, nell'ottica della creazione di percorsi di welfare mix. Grazie alle attività sviluppate, i soggetti locali acquisiscono nuova consapevolezza sul rapporto tra le risorse locali (sottoutilizzate) e una domanda di mercato sufficientemente precisa da giustificarne il loro impegno. Il programma è improntato a sensibilizzare, far emergere e rafforzare questi soggetti, locali o di provenienza esterna (imprenditori agricoli di pianura che scoprono opportunità nell'allevamento o nella coltivazione, giovani o famiglie in uscita dalle città alla ricerca di nuovi ritmi di vita e lavoro). In questo meccanismo, un ruolo cruciale è ricoperto da centri di competenza esterni: Dipartimenti universitari, Fondazioni, scuole superiori che consentiranno all'Oltrepò Pavese di porsi come un luogo privilegiato di conoscenza, ricerca, sperimentazione ed innovazione in rapporto con il tessuto produttivo locale e con il mondo del lavoro. Le relazioni che nasceranno attorno alle attività consulenziali, formative e di ricerca potranno fare invertire il trend demografico negativo che sta affliggendo questo territorio. Risultati attesi con l'attuazione del progetto sono: i) un migliore uso del patrimonio fondiario abbandonato; ii) lo sviluppo di ricerca e didattica sulla biodiversità ambientale e agricola; iii) la preservazione della biodiversità agricola come strumento di sviluppo socio-economico; iv) lo sviluppo di servizi di accoglienza, residenza, integrazione sociale.

http://attivaree.fondazionecariplo.it/it/oltrepo-bio-diverso/il-progetto.html

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha avviato nel 2011 il progetto nazionale VIVA, che mira a migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l'analisi di quattro indicatori (Aria, Acqua, Territorio, Vigneto).

http://www.viticolturasostenibile.org/

Creare e lanciare nuovi prodotti da forno sostenibili, questa la sfida raccolta dagli studenti di tre lauree magistrali dell'Università Cattolica di Piacenza e Cremona.

Otto gruppi di circa quindici studenti ciascuno, provenienti dai corsi di Agricultural and food economics della Smea, Food Marketing e strategie commerciali, Scienze e tecnologie alimentari si sono cimentati in un business game organizzato in collaborazione con Coop Italia.

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Uno studio europeo, ecologico e innovativo, per ottimizzare la resa del latte nella produzione di formaggio. Gli studiosi della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali partecipano al team di ricerca internazionale del Progetto europeo Milkyway, occupandosi dell’analisi degli alimenti, del razionamento degli animali e della valutazione della sostenibilità ambientale.

Gli studenti del III anno del corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie alimentari si mettono alla prova in laboratorio, come veri Mastri Fornai. Hanno preparato panini e biscotti con diverse tipologie di farine e miscele (farina 00, manitoba, integrale, miscele senza glutine), effettuato diversi tipi di assaggi (liking test, Test Triangolare) ed infine elaborato i dati dell'assaggio.

Grazie a RuminOmics, l’allevamento animale diventa sostenibile e i cibi che ne derivano più sicuri e di maggiore qualità. Questo progetto europeo, al quale partecipa anche la sezione Scienze degli animali del Dipartimento DiANA della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, prevede l’inserimento di tecniche molto avanzate per indagare il rapporto Genetica - Rumine - Ambiente. Questo approccio, basato sull’analisi del genoma, permette di individuare gli animali che sono in grado più di altri di garantire la trasformazione di alimenti in latte con il massimo rispetto per l’ambiente e il miglior livello qualitativo e di garanzia per la sicurezza

Diete sostenibili per l’uomo e per l’ambiente. Senza dimenticare la sostenibilità economica. Con il progetto di ricerca SUSDIET Understanding consumer behaviour to encourage a (more) sustainable food choice 15 team di ricerca di 9 paesi europei, tra cui il Dipartimento di Economia agro-alimentare, studieranno le diete delle diverse nazioni e identificheranno gli strumenti di politica economica e alimentare utili a rendere più consapevoli e sostenibili le scelte dei consumatori UE.

Aria, Acqua, Territorio e Vigneto sono i 4 indicatori di sostenibilità, riportati sull’etichetta del vino certificato per la sostenibilità. VIVA, il progetto del Ministero dell’Ambiente realizzato con la collaborazione scientifica del Centro di Ricerca OPERA per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica, è pensato per le aziende, ma è rivolto ai consumatori. Grazie alle tecniche che permettono di valutare l’uso ottimale delle risorse, misurando anche i miglioramenti nel tempo, è possibile verificare in modo semplice e trasparente la sostenibilità delle aziende e dei loro prodotti ovvero l’impegno dei produttori in campo sia ambientale, sia socio-economico

Dalla sezione di Microbiologia Agraria, Alimentare e Ambientale del Dipartimento DiSTAS, una ricerca per valorizzare la frazione acquosa del siero da latte. Il siero che rimane dopo la produzione del formaggio, viene ultrafiltrato dai caseifici per ottenere le sieroproteine che vengono vendute per usi alimentari: la frazione acquosa che rimane dopo questa operazione è ricca di lattosio e comporta costi elevati per il suo smaltimento. Grazie alla tecnologia messa a punto in via sperimentale grazie al progetto di ricerca seguito dalla sezione di Microbiologia del DiSTAS, in collaborazione con il Politecnico di Milano da questo “scarto” si ottiene idrogeno e metano. E il residuo di queste trasformazioni è acqua pulita da riutilizzare in agricoltura.

Vigneti più sostenibili per l’economia e l’ambiente, qualità del prodotto finale più elevata grazie all’agricoltura di precisione. È ciò che intende dimostrare uno studio sperimentale di concimazione intelligente, incrociando mappe satellitari, algoritmi matematici e rilievi di campo.

The high media-exposure due to Expo 2015 increases the level of attention towards food, determining an information overload but also the hunger of scientific data on the issue. Providing journalists, politicians and consumers rigorous information supported by scientific data is one of the greatest challenges faced by scientists today.

La ricerca fornisce risultati molto promettenti contro i rischi di sovrappeso e obesità. I ricercatori piacentini hanno realizzato in via sperimentale pane e pasta utilizzando tra gli ingredienti la farina di fagiolo, ottenendo prodotti con una maggior resistenza alla cottura e con caratteristiche di gusto e profumo eccellenti. Altri prodotti, tra cui biscotti e cracker, stanno per essere formulati, al fine di ampliare il bacino di offerta dei prodotti gluten free a largo consumo.

Con il progetto Heroic, del settimo programma quadro della Commissione Europea, il Centro di ricerca Opera valuta il rischio per la salute di farmaci, cosmetici e pesticidi senza il ricorso a test su cavie. Per determinare la tossicità delle sostanze chimiche sulla salute si sperimentano tecniche alternative ai test sugli animali, ad esempio tecniche in vitro su cellule e tecniche di previsione computerizzate integrando i fenomeni ambientali con l’insorgenza delle malattie negli organismi viventi.